Sat - April 26, 2003

gomitoli


il mazzo di carte con gli assi del male, le due torri, la peste del duemilatré, i termometri agli aeroporti, il bottino archeologico, le origini della civiltà occidentale, il concepimento toscano di tony blair reso pubblico, le previsioni avveratesi di alan moore, la facciona volgare del mezzosindaco che vanta le prime telecamere di sorveglianza della mia città, lo sfondo hollywoodiano della base alleata di doha

L'apparato simbolico dietro alla cronaca (quindi alla percezione che abbiamo del mondo) è legato indissolubilmente all'immagine. Immagine visuale, immagine degli schermi ma anche immagine mentale e suggestione. Le media factories hanno ampliato la gamma dei loro prodotti. E' iniziata la svendita. L'immagine non è mai stata così "dappertutto".

L'avvento del digitale ha fatto cessare la realtà. Quello che vediamo, sentiamo e pensiamo del mondo non è più la semplice rappresentazione del mondo: è la rappresentazione del mondo "modificata" ad arte. E le modifiche non sono riconoscibili. Il flusso delle versioni della realtà è così multiforme che passa il messaggio del tutto caotico, casuale ed onnicomprensivo: tutto esiste e quindi niente esiste. Niente che si possa capire. Ma anche questo è un messaggio. Prodotto, confezionato e consegnato. A tutti.

La prima regola del digitale è che non si può andare a ritroso, non si può tornare all'immagine zero, all'originale. Solo gli autori del ritocco possono farlo. A noi rimane l'immaginazione, il campo delle ipotesi. Così spesso rimango solo davanti a questo grande gomitolo irrisolvibile (la chiave-codice la possiede solo chi l'ha generato). E' un gomitolo vasto e complesso. Un labirinto. "And there we are all lost". Talvolta penso alla realtà come a un insieme ordinato opera di un creatore casuale. E chi la trasforma per scopi di ingegneria sociale e di controllo, sbriciola semplicemente l'ordine originale, rimpiazzandolo con un altro: ma trasmettendo appunto la sensazione pseudoanarchica del "nessunordine". E' il criterio ordinatore che diventa sfuggente e che richiama la paura, il terrore, l'incomprensibilità. Affidarsi ai mondi possibili e immaginifici. Lontani dal reale meno del "reale" creduto tale. Pare una sfida persa in partenza ma forse è il senso di tutto. Riproporsi come creatori originali, reinventare il mondo attraverso la mente, la conoscenza e la fantasia.

Raccontare, ascoltare, inventare, ipotizzare.
Ogni nuova forma è il seme di un universo potenziale e parallelo. Ordinato successivamente.

duemilaetré: in mezzo ci siamo noi così inutili (tutti) che stiamo col naso all'ingiù a guardare dove mettiamo i piedi. Che temiamo i sogni. Che ci riconosciamo chi nell'ordine costituito e chi nella sovversione costituita. E che dimentichiamo la nobiltà della perversione.

Posted: April 26, 2003 14:43   macedonio   scronache   Email Comments


© macedonio